Le avventure del "Leonardo"
(attribuito)
| Pubblicato su: | Leonardo, anno II, fasc. 14, p. 34 | ||
| Data: | novembre 1904 |

p.34
Dino Mantovani, critico piemontese, autore di Lettere provinciali che non sono, ahimè, quelle di Pascal, parlando nella Stampa dei Superuomini di Firenze (agosto 1904) ha dimostrato di non conoscer niente dei fatti nostri. Prima di tutto noi non siamo superuomini, ma per lo meno Semidei, aspettando il risultato delle nostre pratiche per divenire Dei — in secondo luogo non siamo dannunziani, come non siamo antidannunziani, sembrandoci egualmente stupide le due attitudini — e in terzo luogo non è vero che il Leonardo «cadde, risorse e giacque» perché il Leonardo non è giaciuto ancora e non ha intenzione di giacere, malgrado che si permetta spesso dei riposi proporzionati alle sue fatiche.
Il signor Mantovani è dunque pregato d'informarsi meglio, avanti di scrivere cose che non sa. Lo scusiamo per questa volta avendo scritto che il Leonardo «stampò scritti notevolissimi per vivacità e originalità di pensiero, accanto a stravaganze e ad improntitudini molte» giacchè noi siamo molto teneri delle nostre stravaganze e soprattutto delle nostre improntitudini.
Il prof. Paolo Orano è pregato invece di riserbare le sue lezioni dell'Avanti della Domenica ai suol scolari del ginnasio. Quella che ha fatto a noi non ci ha insegnato proprio nulla: neppure ch'egli non è un grand'uomo, poiché anche questo lo sapevamo da un pezzo. Lo stesso e non lodato Avanti della Domenica in un suo scioccherello Apologo dei tre fratelli dà il Leonardo come morto. Ci dispiace di togliergli questa cara illusione. Noi siamo sempre vivi e più vivi di prima. Soltanto siccome non facciamo della letteratura a due soldi la settimana, gli concediamo benignamente di non occuparsi di noi.
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